kintskuroi, ricomporre l’anima
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Kintsukuroi Ricomporre l’anima!

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Kintsukuroi, l’antica arte giapponese di ricomporre l’anima, che abbellisce le crepe con l’oro. Un’arte ma anche una filosofia che metaforicamente ci guida non solo a riparare un vaso rotto, ma noi stessi. La nostra anima, come la ceramica è bella, preziosa ma anche molto fragile ed entrambe, a causa di un trauma, possono scheggiarsi o rompersi in mille pezzi. La filosofia del kintsukuroi ci insegna che le cose rotte si aggiustano, ma non solo, possono diventare più belle di prima e più forti.

Spesso ci vergogniamo delle nostre cicatrici e le nascondiamo, come una volta che il vaso si rompe lo buttiamo. Il kintsukuroi ci guida in un lento e prezioso processo di guarigione e ricomposizione, insegnandoci a vantarci delle nostre ferite. Un vaso aggiustato con l’oro diventa più prezioso. Mostrare un dolore dal quale siamo guariti ci rende più forti e saggi, quindi più preziosi, proprio come il vaso.

L’arte del kintsukuroi

La parola kintsukuroi, letteralmente significa ”riparazione in oro”. Si usa anche dire Kintsugi (che si pronuncia chinzughi), ovvero kin (oro) e tsugi (riparare).

La leggenda narra che in Giappone, intorno al 1435-1490, lo shogun (ovvero l’imperatore dell’esercito giapponese, la più alta carica militare) Ashikaga Yoshimasa, durante la cerimonia del tè, ruppe la sua tazza preferita. La mandò a riparare e quando gli venne restituita rimase insoddisfatto. Così chiese ai suoi artigiani di trovare una soluzione che non solo aggiustasse la sua tazza, ma che la rendesse anche più bella. La tazza venne ricostruita con una lacca naturale mischiata alla polvere d’oro che ne evidenziava le crepe, ed ecco che nacque la tecnica del Kintsugi.

Questa tecnica artistica diventò sempre più utilizzata e valorizzata in Giappone. Ogni singola opera di kintsugi è unica nel suo genere, visto che ogni vaso o pezzo di ceramica si rompono in modo diverso. Le crepe ricoperte di oro sono uniche per ogni opera. Addirittura in alcuni ristoranti o altri locali, questa tecnica viene applicata sulle crepe delle pareti o delle piastrelle in cucina o nei bagni.

L’arte del kintsukuroi risiede nella cultura giapponese del wabi-sabi al quale ho dedicato un articolo a parte. Il wabi-sabi è una filosofia che esalta la semplicità delle cose naturali e imperfette e la bellezza del loro invecchiare. La perfezione non esiste e nulla è eterno, per questo bisogna accettare il danno. Il wabi-sabi vede il deperimento e il processo naturale, come una preziosa caratteristica che ci accompagna nella vita.

Più si invecchia e più ci rompiamo, più diventiamo saggi e preziosi.

Come la filosofia del kintsukuroi ci insegna a ricomporre l’anima

Il Kintsukuroi è una forma di arte-terapia, perché insegna all’artista o a chi riceve l’oggetto finito, ad analizzare i cocci rotti come un loro dolore interno. Ogni trauma comporta una rottura interiore che va aggiustata; un lutto, un tradimento, una brutta notizia e così via. La filosofia del kintsugi guida la persona che aggiusta l’oggetto rotto, ad entrare in sintonia con il proprio dolore interiore, materializzandolo nei cocci. Aggiustando e ricomponendo i pezzi, esaminerà il proprio dolore, analizzandolo in ogni elemento che rimetterà poi insieme. Ricomporrà quindi la propria anima.

Tutto questo avviene attraverso delle fasi specifiche e attente ad ogni dettaglio, che vediamo più avanti.

La filosofia del kintsugi ci aiuta a ricomporre l’anima e l’oggetto rotto, rafforzando la nostra forza emozionale e la nostra resilienza.

Ogni volta che superiamo un brutto colpo diventiamo più forti e saggi.

La forza emozionale è l’insieme di strumenti utili a gestire le difficoltà, abilità, tecniche o competenze che impariamo sul campo, mettendoci in discussione. Essa ci insegna ad acquisire sempre più competenze per poter affrontare le sfide della vita. Possiamo allenarla con tecniche di auto-aiuto, come l’ikigai o la mindfulness, oppure con l’arte-terapia, come in questo caso con il kintsugi e via via altri metodi. Basta andare a leggere i titoli nella categoria metodi di questo blog, per trovare queste e tante altre pratiche utili ad accrescere la vostra forza emozionale.

La resilienza è la capacità di non spezzarsi. Una forza interiore, capace di non farci crollare di fronte alle avversità, che si acquisisce incassando colpi. Più saremo resilienti, più la nostra forza emozionale cresce.

Le cicatrici, secondo il la filosofia kintsugi, una volta abbellite andranno mostrate come trofei e non nascoste. Saranno la dimostrazione del dolore elaborato e superato. L’oro che abbellisce la tazza rappresenta la forza acquisita superando il trauma e tutto quello di nuovo che abbiamo acquisito (forza emozionale e resilienza).

Perché è importante ricomporre l’anima

Il kintsukuroi ci insegna a ricomporre l’anima per essere più forti emotivamente e resistenti, esso è l’arte del VIVERE! Spesso confondiamo il velo sottile tra il sopravvivere e il vivere. Nel primo caso cerchiamo di arrivare a fine giornata arrancando tra un impegno e l’altro, risolvendo problemi e creando soluzioni improvvisate o meno. Nel secondo caso, tutto avviene in forma più profonda e avvincente, perché fatto con entusiasmo, energia, consapevolezza e con logica.

Vivere significa avere uno o più scopi che danno un senso alle nostre giornate, consapevoli che gli imprevisti ci sono sempre ma possono essere risolti e superati. Non è illudersi che tutto vada bene, ma al contrario, essere consapevoli che i momenti brutti ci sono ma si possono affrontare perché ogni cosa ha senso. La nostra vita ha un senso perché ha uno scopo. Vivere significa affrontare le giornate creandosi i giusti mezzi con logica e vivendo il presente. Sopravvivere invece, vuol dire superare le giornate con il solo scopo di arrivare al giorno dopo, stanchi del passato e preoccupati per il futuro.

Per poter vivere abbiamo bisogno di conoscere bene noi stessi, di sapere cosa vogliamo e di essere forti emotivamente. Questo ci aiuterà a dare un senso alle nostre giornate e ci darà l’energia e la forza di superare i brutti momenti. Ma se abbiamo ferite aperte, vivere diventa difficile.

Il kintsukuroi ci aiuta a VIVERE ricomponendo l’anima!

Esso ci invita a fermarci e prenderci il nostro tempo, per analizzare il trauma che ci affligge e non ci fa “vivere”. Una tecnica che attraverso l’osservazione ci aiuta a risolvere i problemi interiori rendendoci lucidi, forti emotivamente e resilienti.

È importante ricomporre l’anima, perché è importante vivere! Con l’anima spezzata o aggiustata non si può vivere ma solo sopravvivere.

Le fasi del kintsukuroi e come ricomporre l’anima

Come accennato prima il kintsukuroi è una pratica lenta e accurata, caratterizzata da diverse fasi che ora osserviamo:

  • LA ROTTURA (fase1): Il momento iniziale. Proviamo dispiacere per lo sfortunato evento che si è manifestato. Riacquistiamo la calma, accettiamo quello che è successo e decidiamo come rimediare. Scegliamo come “ricostruire” e visualizziamo nella nostra mente la ricostruzione finita.
  • ASSEMBLARE (fase 2): Iniziamo la ricostruzione. Ripuliamo e analizziamo con cura tutti i pezzi rotti e ci forniamo gli strumenti. Uniamo le diverse parti e riempiamo le zone vuote, qualora ci fossero.
  • PAZIENTARE (fase 3): ripuliamo il vaso dalla colla superflua e lo lasciamo poi respirare. Aspettiamo il tempo necessario che il lavoro fatto fin qui porti i suoi primi risultati.
  • RIPARARE(fase 4): ripuliamo il vaso asciutto con una raschietta per levigare le superfici. Ripassiamo le crepe con colla e lacca. Ridefinivamo noi stessi ripercorrendo l’analisi eseguita e gli strumenti adottati. Continuiamo ad aspettare.
  • RILEVARE (fase 5): Riempiamo le rifiniture con l’oro, lucidiamo il vaso con la lacca. Osserviamo i cambiamenti avvenuti in noi perfezionandoli.
  • ESALTARE (fase 6): Osserviamo il vaso finito e lo contempliamo. Ci guardiamo allo specchio sentendoci orgogliosi e grati della nuova persona che siamo diventati. Ora siamo più ricchi interiormente e più forti.

Conclusioni

Ovviamente per conoscere a fondo il kintsukuroi, sia come arte che come filosofia, non basta uno o più articoli visitati nel web. Esistono corsi ai quali partecipare, oppure se volete imparare da autodidatta, potrete approfondire con le letture qui sotto e con i video tutorial trovati sul web. Io ci ho provato ma non sono rimasta molto soddisfatta dei tutorial on-line, perciò se voi trovate qualcosa di interessante fatemelo sapere nei commenti e condividetelo pure. Le letture sono appaganti ma avrei curiosità di imparare l’arte del kintsukuroi proprio da un maestro giapponese. Semmai mi iscrivo a qualche corso vi terrò aggiornati, commentando questo stesso articolo o in un post sui canali social!

Trovo il kintsukuroi una forma elegante, calmante e rassicurante di arte-terapia, capace non solo di ricomporre l’anima. Il kintsukuroi ci da gli strumenti per essere più forti. Avere in casa degli oggetti creati con questa tecnica ci ricorda i nostri traumi elaborati e superati. Ci ricorda che possiamo recuperare e ricomporre qualcosa di rotto, possiamo diventare sempre più forti e belli!

Voi invece, cosa ne pensate? Conoscevate il kintsukuroi, l’arte che ci aiuta a ricomporre l’anima? Lasciate pure un vostro commento a riguardo.

GRAZIE!

Chiara Del Gatto.

LIBRI CONSIGLIATI:

Il primo libro è il mio preferito e per questo gli dedico uno spazio a parte. ”KINTSUKUROI l’arte giapponese di curare le ferite” un libro scritto dallo psicologo e terapeuta Tomas Navarro, un toccasana per l’anima. Mentre lo leggevo, nonostante alcuni consigli non fossero nuovi per me, avvertivo un senso di pace e serenità. L’autore ha lo scopo di interpretare una sorta di chiacchierata con il lettore e devo dire che ci è riuscito. Un libro che ho intenzione di regalare a persone che conosco e alle quali potrebbe dare una mano.

All’interno ci sono tante esperienze di vita dei pazienti dell’autore, ma ci sono anche tanti consigli terapeutici. Uno psicologo davvero bravo nel suo settore, se è capace di aiutare con un libro figuriamoci di persona! Insomma ve lo consiglio caldamente perché pieno di aiuti pratici e consigli su come “ricomporsi“ e curarsi dopo un trauma. Lutto, tradimento, malattia neurodegenerativa, depressione… per ogni trauma c’è una storia e dei consigli su come affrontare questi ”demoni”. Un altro libro da tenere sempre a portata di mano, a mio parere un capolavoro!

Il libro scritto da Céline Santini, NON MENO IMPORTANTE, affronta passo passo tutte le fasi dell’arte del Kintsukuroi confrontando la visione artistica a quella psicologica, offrendo spunti di riflessione e “auto-riparazione”. A differenza del primo libro qui si affronta in modo più specifico il KINTSUKUROI.

Entrambi i libri sono davvero belli, il primo si concentra su esperienze e pratiche di “ricostruzione” dell’anima. Il secondo ha lo stesso principio ma lo fa attraverso l’analisi dell’arte del KINTSUKUROI. Vi consiglio entrambi i libri ma se volete proprio scegliere allora vi propongo il primo.

APPROFONDIMENTI:

“A volte abbiamo bisogno di romperci, per raggiungere quella nuova versione di noi. Sta a te scegliere di rialzarti e di mostrare le tue cicatrici come fossero medaglie… come a dire: Guarda quello che ho attraversato, perché è quello che mi ha reso la persona che sono adesso. E ora posso attraversare qualsiasi sfida la vita mi presenti! Grazie.” – Grazie a te per questo bellissimo TED Giovanna Belloni.
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