i geni e la longevità
RICERCHE PERSONALI

I geni e la longevità, come vivere più a lungo e bene

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L’uomo ha sempre cercato “l’elisir di lunga vita” e tuttora le ricerche non sono terminate. Grazie alla scienza, abbiamo risolto il problema della scarsità delle risorse naturali e sconfitto molte malattie infettive, evitando la morte prematura per mancanza di cibo e di acqua, o per malattie contagiose e mortali. Per quanto riguarda lo studio della longevità è importante capire prima come invecchiamo e perché. Il problema non è semplice, dal momento che tra tutti i geni bisogna trovare i responsabili della longevità. Anche perché il tema non riguarda solo la nostra specie, ma anche tutte le altre. Diventa perciò complicato studiare il DNA delle varie specie e confrontarle, per capire come ci siano differenze enormi tra i vari esseri viventi sulla terra, riguardo alla loro media di sopravvivenza.

Oggi la comunità scientifica, concorda nel sostenere che l’invecchiamento sia dovuto principalmente al deterioramento progressivo delle cellule e che alcune differenze nella capacità di riparazione del danno causato dal passare del tempo, siano la chiave per spiegare longevità così diverse tra gli animali. Grazie a queste ricerche sono stati identificati numerosi geni che potrebbero svolgere un ruolo importante nell’invecchiamento, forse anche nell’uomo, considerato che con gli animali condividiamo sequenze e meccanismi conservativisti nel corso dell’evoluzione. Sebbene oggi si ritenga che i geni influenzino la longevità solo per il 25%, è importante conoscere le differenze genetiche che esistono negli esseri umani, per comprendere quale effetto abbiano sul nostro invecchiamento.

Nel processo di invecchiamento non tutto è legato alla genetica. Lo stile di vita influisce molto sul nostro organismo. Vediamo in maniera approfondita come e perché questo è possibile, andando più nel tecnico.

I geni, la longevità e i telomeri

La sequenza completa del DNA di un organismo è composta da vari cromosomi (23 nel caso della nostra specie). Questi cromosomi sono formati da due cromatidi che si intrecciano creando una X. Il punto d’incontro è chiamato centrometro, mentre le estremità sono dette telomeri. In queste regioni il DNA è detto spazzatura perchè non contiene geni, ed è qui che avviene la divisione cellulare. I telomeri svolgono un ruolo fondamentale nella longevità, essendo stata dimostrata una chiara relazione tra la loro lunghezza e la sopravvivenza della cellula (vedi il TED Talk di Elizabeth Blackburn qui sotto).

Quando una cellula inizia la divisione, la DNA polimerasi si ancora all’estremità della catena per effettuare una copia dell’informazione genetica. Però, a causa di alcune limitazioni fisiche, tale ancoraggio le impedisce di copiare una parte della sequenza finale. Così, nel corso dei processi di copiatura successivi, i telomeri si accorciano progressivamente, perdendo nucleotidi. Quando i telomeri diventano troppo corti, per evitare che vengano eliminati i geni vicini, la cellula non si divide più.

Quindi i telomeri proteggono il DNA dalla perdita di materiale prezioso per la nostra sopravvivenza. Quando in una cellula questa protezione si usura ed è sul punto di scomparire, la cellula viene eliminata per evitare danni all’organismo. Perciò la lunghezza dei telomeri limita la vita della cellula: quanto più sono lunghi, tante più volte la cellula potrà dividersi prima di morire e maggiori saranno le capacità di ricambio cellulare dei tessuti.

Come i telomeri influiscono sulla nostra longevità

Le persone che vivono più a lungo presentano telomeri più lunghi, mentre telomeri più corti sono associati allo sviluppo di malattie e al processo di invecchiamento. Non solo, alla nascita i telomeri hanno lunghezze differenti nei diversi individui, quindi ognuno di noi invecchia alla propria velocità. Tuttavia le abitudini di vita possono influire sul ritmo di usura dei telomeri, un fatto che può determinare differenze con l’età cronologica e biologica. Le persone in cui si verifica un accorciamento più accelerato dei telomeri, cominciano ad invecchiare prima rispetto a quelle che riescono a mantenerli lunghi per molto tempo.

Ma arrivati a questa conoscenza, se i nostri geni non ci permettono una certa longevità? Possiamo intervenire allungando i telomeri e procrastinare l’invecchiamento?

In realtà dipende da un ulteriore fattore, scoperto dalle ricercatrici Carol Greider ed Elizabeth Blackburn; un enzima chiamato telomerasi. Quando questo enzima si posiziona a livello dei telomeri, essi si allungano (grazie ad una molecola di RNA presente nell’enzima che fa da stampo). Nell’uomo adulto la telomerasi è attiva in alcuni tessuti come la cute e le cellule del sistema immunitario. Nella vita adulta, la maggior parte delle cellule perde l’attività di questo enzima. Ad oggi si sta trovando un modo per mantenere attiva la telomerasi anche in età adulta, cercando così di prolungare la longevità.

Come lo stile di vita influisce sui geni e la longevità

É stato notato come le persone maggiormente stressate abbiano dei telomeri più corti. Al contrario sono stati osservati telomeri più lunghi nelle persone che nonostante il forte stress sanno gestirlo. Questo fa notare l’importanza di quanto una persona sappia gestire le emozioni o situazioni di forte stress. Il problem solving potrebbe incidere sulla telomerasi tanto quanto lo stress, ma a tal proposito ne stanno ancora portando avanti gli studi.

Den Buettner, di cui trovate il Ted Talk a fine articolo, è l’esploratore delle zone blu, ovvero le aree geografiche con le popolazioni più longeve al mondo. Indagando tra le abitudini quotidiane degli abitanti più longevi nel mondo, ha notato vari elementi che accomunano queste popolazioni. Esso non si è focalizzato sui geni ma sulla longevità stessa. Ovvero ha cercato di capire se ci fossero abitudini o fattori esterni che potessero incidere sull’età di queste persone. Quello che ha potuto notare è che ci sono elementi in comune tra queste popolazioni sparse nel mondo.

Ecco quelle più importanti:

  • Alimentazione: Sembra che queste persone di base assumono più proteine vegetali che animali. Principalmente legumi, verdure e carboidrati. A tal proposito Buttner ha scritto anche dei libri che parlano proprio di alimentazione delle zone blu, di cui uno lo lascio tra i libri consigliati ma è in versione inglese.
  • Attività fisica leggera: Tutti gli abitanti dei vari luoghi pare si tengano sempre in movimento. Lavorano i campi, vivono in paesi con molte scale o molte salite e discese e si muovono sempre a piedi. Spesso si dedicano alla cucina tradizionale come impastare il pane e praticano attività casalinghe quotidianamente. Anche il giardinaggio o i lavori artigianali incidono. Insomma non fanno una vita sedentaria, ma anche in vecchiaia si tengono sempre attivi.
  • Socialità: Queste persone vivono in comunità ed in famiglia. Fanno spesso parte di gruppi in cui socializzano e condividono il loro tempo con altri individui. O semplicemente vivono in famiglie allargate come si usava un tempo.
  • Avere uno scopo: Nella maggior parte dei casi questi individui hanno uno scopo. Sanno perchè si alzano la mattina e si sentono stimolati a portare avanti i loro impegni quotidiani.

Conclusioni

Bene, dopo tutte queste informazioni più o meno dettagliate, possiamo dedurre che ad oggi non esiste ancora “l’elisir di lunga vita” ma ne abbiamo probabilmente trovato gli ingredienti. Pensare che questi ingredienti possano incidere sulla longevità può sembrare scontato, ma che incidano anche sui geni forse lo è di meno. Infatti la scoperta dell’enzima telomerasi è stata da premio Nobel! Addirittura notare che le nostre azioni quotidiane, ovvero come reagiamo allo stress, influiscono sul DNA è sorprendente. Come a mio parere è sorprendente notare tutte le similitudini delle caratteristiche degli abitanti delle zone blu. Insomma un conto è pensare che fare una vita sana sia d’aiuto per vivere più a lungo, un conto è averne la conferma attraverso degli studi più approfonditi che ci spiegano come tutto ciò sia possibile.

Cosa ne pensate? Avete altre informazioni o fonti che potete condividere? Fatelo nei commenti, ogni personale parere è sempre d’aiuto per approfondire. Grazie!

Chiara Del Gatto.

LIBRI CONSIGLIATI:

Ecco due letture da acquistare per approfondire in modo molto più dettagliato l’argomento dei geni e della longevità. A voi la scelta.

APPROFONDIMENTI:

Cynthia Kenyon, biochimica: “Abbiamo scoperto che la proteina FOXO agisce sui vermi, influenzando la loro aspettativa di vita ed ora sappiamo che influenza la longevità degli umani.”
Le zone blu di Dan Buettner.
La biologa Elizabeth Blackburn condivide un premio Nobel per il proprio lavoro con il quale è riuscita a dare la risposta grazie alla scoperta della telomerasi.

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