gli effetti dell’altruismo
RICERCHE PERSONALI

Gli effetti dell’altruismo. Cosa comporta essere gentili?

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L’altruismo è un comportamento volontario, motivato dal desiderio di aiutare un altro individuo. È un gesto di aiuto, spinto dalla compassione che proviamo verso chi aiutiamo, grazie all’attivazione involontaria dei neuroni specchio. Gli effetti dell’altruismo sono positivi per il nostro corpo, perché aiutare gli altri ci fa sentire connessi e compresi, grazie all’empatia.

Perché siamo altruisti

Prima di capire gli effetti dell’altruismo, bisogna capire come e perché siamo altruisti.

Grazie ai neuroni specchio, il nostro cervello riesce a percepire le sensazioni delle persone che ci circondano. Questa “percezione” è chiamata empatia. Non approfondisco l’argomento visto che ho già dedicato due articoli in cui ne parlo. Li lascio qui sotto per chi non li abbia ancora letti e vorrebbe capirne di più.

👉 https://www.guardatidentro.net/empatia-tutta-colpa-dei-neuroni-specchio/

👉 https://www.guardatidentro.net/siamo-esseri-sociali-connessi/

Perciò, tornando al concetto di altruismo, quando ci troviamo di fronte una persona che è in difficoltà, proviamo compassione e ci viene quasi istintivo aiutarla. A volte la paura o l’imbarazzo prende il sopravvento e ci fa tirare indietro, ma d’istinto sentiamo che dobbiamo fare qualcosa.

Quindi, se abbiamo davanti a noi una persona in difficoltà, grazie a dei neuroni che ci fanno imitare e comprendere ciò che osserviamo (neuroni-specchio), riusciamo a percepire le sue emozioni e comprendiamo la sua situazione. Questo ci fa provare compassione e ci spinge ad aiutarla.

Ovviamente, non significa che siamo tutti altruisti e gentili in ogni momento… magari! Ovvio che la società in cui viviamo, la cultura, l’educazione e tanti altri fattori incidono. Magari istintivamente vorremmo aiutare la signora che cade dal gradino e si fa una storta alla caviglia, ma poi vediamo che ci sono anche altre persone che possono intervenire e noi andiamo di fretta. Oppure pensiamo che possa essere un tranello per rubarci il portafoglio come ci avviciniamo. O addirittura siamo talmente timidi o introversi che ci imbarazziamo e scappiamo via. Tutti scenari per niente altruisti ma altrettanto istintivi.

Non sempre però si tratta di istinto.

Magari ci sono occasioni in cui abbiamo tempo di pensare e ragionare con più calma sul nostro gesto. Come ad esempio quando vogliamo fare una donazione o del volontariato. Lo facciamo perché vogliamo che le persone che stiamo aiutando stiano bene.

Un gesto altruista, che sia istintivo o ragionato, pare che sia comunque spinto dalla compassione che proviamo verso chi stiamo aiutando. Quindi alla domanda perché siamo altruisti, risponderemo che è grazie alla compassione che proviamo verso chi ha bisogno di aiuto. Questa compassione si attiva grazie all’empatia che avvertiamo nei confronti degli altri.

Gli effetti benefici dell’altruismo

Grazie alla connessione che esiste tra noi esseri umani, quando siamo gentili l’uno con l’altro e compiamo gesti di altruismo, ci sentiamo compresi, apprezzati e gratificati.

Chi viene aiutato si sente compreso e grato. Di conseguenza, sempre grazie ai neuroni specchio e alla connessione tra gli individui presenti, chi aiuta si sente apprezzato e gratificato (dalla reazione positiva dell’altro).

Il gesto di altruismo, nella maggior parte dei casi, scatena una reazione positiva, provocando di conseguenza un effetto di riconoscimento e gratitudine.

Questi effetti positivi si scatenano sia quando si compie un gesto di altruismo istintivo (come raccogliere e restituire il portafoglio caduto ad un passante), che quando scegliamo di fare una donazione o del volontariato.

Essere gentili vuol dire essere consapevoli che ci sono persone che hanno bisogno di aiuto e per questo si compiono gesti di altruismo e amore nei loro confronti.

Gli effetti dell’altruismo portano ad essere gentili e compassionevoli.

Si può essere gentili verso chiunque, non per forza verso il bisognoso. Possiamo essere gentili e altruisti anche verso lo sconosciuto. Gli effetti della gentilezza e dell’altruismo portano sempre e comunque gli stessi benefici.

Il punto, è che spesso noi esseri umani, abbiamo la necessità di sentirci utili e dobbiamo dare sempre un senso alla nostra vita e ai nostri gesti. Aiutare gli altri ed essere gentili verso il prossimo completa questi bisogni, facendoci sentire apprezzati e appagati.

La gratitudine è uno degli effetti più significativi provocati da un gesto di altruismo. Essa provoca gioia, positività e serenità. Sentirci utili dona senso alle nostre vite. Quindi più siamo gentili e altruisti verso gli altri, più ci sentiamo appagati e felici.

Diversi studi condotti da neurobiologi, dicono che quando si è impegnati in un atto altruistico, i centri del piacere del cervello diventano attivi. Ecco quindi che abbiamo anche una risposta biologica positiva in risposta ad un esito di altruismo.

Non è solo empatia

A quanto pare l’altruismo non dipende solo dall’empatia.

Dietro ci sono anche motivi evoluzionistici. Aiutare i propri simili diminuisce i conflitti, aumenta le conoscenze, stimola benessere e permette l’evoluzione.

Ma anche la genetica sembra incidere. È stata infatti dimostrata l’esistenza del “gene dell’altruismo”, secondo cui molti di noi ce l’hanno attivo e funzionante. Mentre altri, etichettati come gli “egoisti alla nascita”, sono vittime di una disfunzione genetica. Il gene è stato chiamato Avpr1a, e regola nel cervello ormoni legati ai nostri comportamenti sociali, incluso l’altruismo e lo spirito cooperativo. Usando la tecnologia di risonanza magnetica, è stato riscontrato che ad ogni atto di generosità, il gene Avpr1a, rilascia neurotrasmittenti simili alla dopamina, i quali producono una sensazione di benessere fisico. 

La scoperta è stata fatta in Israele, alla “Hebrew University” da un’équipe di psicologi sotto la guida del professor Reut Avinum. L’esperimento è stato poi pubblicato sulla rivista scientifica PLoS, e ripresa dal Wall Street Journal.

Gli effetti dell’altruismo sulla salute fisica

Uno studio Italo-americano dei ricercatori del National Institute on Aging di Baltimora ha dimostrato che la gentilezza verso il prossimo fa bene al cuore. Chi ha un temperamento aggressivo ha una maggiore probabilità di ictus e infarto.

L’arroganza genera rabbia e scarsa fiducia perché viene vista come una minaccia. Non dimentichiamo che abbiamo istinti animali, quindi se di fronte abbiamo una persona burbera e prepotente è come avere un cane che ringhia. Ovvio che la nostra risposta sarà di difesa, col rischio di comportarci in modo simile o peggiore.

Quando riusciamo ad essere educati, calmi e gentili, si creano rapporti di fiducia, collaborazione e c’è coesione tra gli individui presenti. Con la gentilezza si è più propensi ad essere calmi, a trovare collaborazione da parte degli altri e quindi a trovare meglio soluzioni. C’è uno scambio maggiore di emozioni positive che fanno bene alla mente e al cuore.

Conclusioni

Quindi essere gentili, genera altruismo, che da effetti benefici al cuore e al cervello. Ci rende buoni e felici. Ci aiuta a socializzare meglio, a creare rapporti di fiducia, coesione e collaborazione, quindi permette l’evoluzione.

Tutto molto bello e chiaro fin qui giusto? Ma come sempre, la cosa più complicata però, rimane la pratica. Ovvero come riusciamo ad essere più gentili e altruisti? Non sempre, immagino, ne siamo capaci e spesso nemmeno ci accorgiamo di come ci comportiamo.

Ci sono persone più predisposte caratterialmente ed altre meno.

Il bello della crescita personale sta proprio nel conoscersi e migliorarsi rieducandosi. Perciò, se una volta acquisito il significato e l’importanza dell’essere gentili, vogliamo imparare a gestire meglio il nostro comportamento, possiamo farlo. Ma come?

Visto che parliamo sempre di comportamento ed emozioni, i trucchetti per lavorarci sopra sono sempre gli stessi, ovvero:

Esercitarsi a dire più spesso GRAZIE, PREGO, SCUSA.

Esercitarsi a provare più gratitudine;

Cercare di essere meno stressati, trovando magari uno o più scopi nella nostra vita e nelle nostre giornate.

Esercitarsi con almeno 10 minuti al giorno di mindfulness;

Per ogni parola evidenziata trovate un mio articolo a riguardo, basta cliccarci sopra.

A questo punto, cari lettori, come sempre lascio libri consigliati da acquistare e leggere per approfondire l’argomento e delle conferenze da ascoltare (potete mettere i sottotitoli nella lingua che preferite).

Lasciate pure un vostro commento sull’argomento, sarei lieta di condividere ogni vostro pensiero a riguardo.

Grazie,

Chiara Del Gatto.

LIBRI CONSIGLIATI

Il primo libro è quello che consiglio più di tutti, anche se può sembrare lento o troppo filosofico, a me è risultato scorrevole e pratico. Una descrizione dell’importanza di essere gentili sia da un punto di vista storico che psicologico.

APPROFONDIMENTI

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