come funziona il cervello infantile
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Come funziona il cervello infantile?

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Quanto sappiamo del cervello infantile e di come funziona? Come apprendono i bambini? A quale età il cervello finisce di formarsi e possiamo considerarci adulti, almeno dal punto di vista cerebrale? L’infanzia che viviamo e tutto quello che ci capita in questo periodo è davvero importante. La fase dell‘infanzia è quella più delicata nello sviluppo, perché è soprattutto in questo periodo che si forma il carattere. La personalità non è genetica, ma si plasma in base al contesto in cui cresciamo. Tutto quello che ci avviene in questo periodo, può segnarci per tutta la vita. La bella notizia però è che possiamo lavorarci sopra e migliorarci anche da grandi. Ovvio che meglio viviamo l’infanzia e meno dovremmo lavorare su noi stessi poi, da adulti.

Fino all’adolescenza possiamo formare il nostro carattere, dopodichè sarà sempre più difficile lavorarci sopra, ma non impossibile! Tutto dipende dalla nostra motivazione a crescere e migliorarci.

Capire come funziona il cervello infantile ci aiuta a comprendere meglio noi stessi da adulti. Ci aiuta a non ripetere o fare errori con i nostri figli o nipoti. Capire questo processo che fa parte della nostra più delicata fase della vita, ci aiuta a crescere e migliorarci. Quindi, come sempre, partiamo dalle basi per poi arrivare alle conclusioni e agli approfondimenti.

Cos’è un cervello infantile?

L’infanzia è il periodo che va dalla nascita ai 10 anni di età. Il cervello infantile, in questa delicatissima fase, funziona come una spugna che assorbe tutto, ma non si completa. La sua formazione termina nell’adolescenza, all’età dei 25 anni… lo sapevate? Ecco perché l’infanzia, ma anche l’adolescenza, sono periodi cruciali per lo sviluppo biologico e sociale!

Da piccoli, riusciamo meglio ad apprendere e memorizzare quello che ci viene insegnato, perché abbiamo la mente vuota e libera per immagazzinare qualsiasi informazione. Immaginiamo il cervello infantile come un magazzino di archivi nuovo di zecca. Esso sarà pieno di cassetti da riempire e catalogare man mano che inseriamo documenti. Il cervello, attraverso i 5 sensi riceve dall’ambiente esterno i documenti da catalogare, ed ogni informazione viene memorizzata e salvata. Ogni informazione o esperienza vissuta sarà memorizzata per poi essere ripresa e ricordata a tempo debito.

archivio cervello infantile

Ognuno di noi percepisce, analizza e risponde agli eventi in modo singolare e soggettivo. Le connessioni che avvengono tra i neuroni nel cervello sono uniche per ogni individuo. La percezione dell’ambiente esterno viene influenzata dalle interazioni sociali che viviamo con gli altri, dall’ambiente in cui ci troviamo e dai ricordi che abbiamo. Tutto questo avviene in maniera molto soggettiva.

L’ambiente in cui il bambino cresce è fondamentale per la salute e lo sviluppo del proprio cervello.

Come funziona il cervello infantile?

Come accennato, il cervello infantile è una spugna che assorbe tutto. Perciò più stimoli positivi, affetto e cure riceve il soggetto, più le prospettive di un buono sviluppo mentale aumentano. Qualsiasi evento positivo o negativo in questa fase influenzerà lo sviluppo neurologico. Per questa ragione, più attenzioni amorevoli vengono date al bambino, meno egli troverà difficoltà nel superare eventi spiacevoli.

Attraverso i neuroni, il cervello riesce a compiere simultaneamente diverse azioni fisiche e mentali.

Il cervello infantile è molto plastico, per questo funziona magnificamente nel sapersi adattare all’ambiente.

Esso ha una forte capacità di adattamento e ristrutturazione delle connessioni sinaptiche tra neuroni. In questa fase di sviluppo si forma la corteccia cerebrale che smette di formarsi all’età di 25 anni circa. La corteccia cerebrale è l’area del cervello responsabile di funzioni come la memoria, l’attenzione, la cognizione, la percezione, l’allerta, il pensiero, il linguaggio e la coscienza.

Gli ultimi studi sul cervello infantile, hanno dimostrato che già nella fase pre-natale, quella della gestazione chiamata anche età zero, il feto interagisce e risponde agli stimoli sensoriali (suoni, gusto, colore e cambiamento della temperatura). All’ottava settimana di gestazione, pare che il feto risponda alle sensazioni tattili intorno le labbra. Mentre alla quattordicesima ne risponde tutto il corpo. L’assunzione di teratogeni (ad esempio alcool, fumo, droghe o farmaci e così via) durante la gestazione può avere ripercussioni non solo sulla funzione degli organi, ma anche sul comportamento. Più il feto si sviluppa e più le sue risposte sensoriali aumentano. Dopo la ventiduesima settimana il feto riconosce la voce e l’odore della mamma. Questo lo farà sentire a suo agio dopo la nascita, qualora si trovi tra le sue braccia in contesti non familiari. Anche riguardo il cibo, i neonati accettano il gusto di alimenti ingeriti più spesso dalla mamma mentre erano nel grembo, piuttosto che altri nuovi sapori.

FONTE : ”Il cervello infantile” collana del cervello “National Geographic”

Cosa può influenzare lo sviluppo del cervello infantile?

Una volta nato il bambino saprà già cosa gli è familiare. Se il bambino gode di buona salute mentale, e un buon supporto emotivo da parte dei genitori, riuscirà a superare molto meglio situazioni di forte stress, come ad esempio la morte di una persona cara. Nelle stesse circostanze, un bambino senza patologie di origine genetica, ma privo di un appoggio emotivo solido, potrebbe avere difficoltà a superare certe situazioni, rischiando di sviluppare malattie mentali come la depressione.

La maggior parte dei disturbi neuropsichiatrici (epilessia, schizofrenia, disturbo bipolare, depressione, ansia, autismo e disabilità intellettiva ) hanno origine durante lo sviluppo del cervello infantile. Maggiormente, le cause di queste malattie sono dovute da fattori genetici, a volte accompagnati anche da traumi vissuti durante la gestazione o l’infanzia. Un bambino che nasce con la predisposizione all’autismo non è detto che lo sviluppi. L’autismo può manifestarsi in un certo periodo della sua vita, se ci sono condizioni ambientali ed emotive sfavorevoli e se c’è un’alta predisposizione genetica da parte di entrambi i genitori.

FONTE : ”Il cervello infantile” collana del cervello “National Geographic”

Il sonno per il cervello è fondamentale!

Proprio durante il sonno avviene la rigenerazione e ristrutturazione delle connessioni sinaptiche ma non solo. Mentre dormiamo il cervello rielabora tutte le informazioni acquisite nell’arco della giornata, contribuendo così alla memorizzazione e l’apprendimento di esse. Il cervello percepisce il mondo esterno attraverso i 5 sensi e nel bambino si apprende tutto per associazione. Questo perché non essendosi ancora formata del tutto la corteccia, non c’è ancora una coscienza sviluppata, quindi il ragionamento ed il pensiero sono ancora elementari.

Perciò, se nell’adulto il sonno è importante, nel bambino lo è ancora di più, perché fondamentale per la crescita della corteccia e la memorizzazione dei nuovi concetti appresi.

Un bambino che dorme poco o male, avrà più difficoltà nelle funzioni cognitive. Potrebbe avere ripercussioni sull’apprendimento, il linguaggio, la memoria e tutto ciò che riguarda lo sviluppo ed il processo mentale.

La socializzazione, per il bambino è davvero importante!

Siamo esseri sociali e abbiamo la necessità di far parte di un gruppo con il quale ci confrontiamo, ci osserviamo e cresciamo. La prima interazione sociale del bambino avviene con i suoi genitori. Dopodiché si allargai agli altri familiari, agli altri bambini, alle maestre o maestri e tutto il resto. La presenza dei genitori è fondamentale per la conoscenza e l’esplorazione del mondo. È tramite i genitori che il bambino impara a crescere e conoscere l’ambiente che lo circonda.

Il bambino impara e agisce per imitazione.

Il carattere e gli atteggiamenti li apprende principalmente attraverso i genitori, con i quali si presume passi più tempo. Se cresce in un ambiente ostile, violento e aggressivo, il bambino si comporterà di conseguenza perché crederà che è quello lo stile di vita da adottare. Se i genitori o i tutori del bambino non sanno comunicare con lui, non perdono tempo a dargli spiegazioni e mostrargli il perché delle cose, di conseguenza crescendo, quest’ultimo farà fatica a socializzare e dare spiegazioni dei suoi gesti o porsi domande.

come funziona il cervello infantile
Come funziona il cervello infantile?

Tutto quello che nei primi anni di vita il cervello infantile osserva e percepisce, lo apprende come normale e agisce di conseguenza. Non sempre i genitori riescono ad essere presenti o pazienti nell’educazione del figlio, per questo l’asilo e la scuola hanno lo scopo di compensare e migliorare la crescita e lo sviluppo di esso. Anche solo il fatto che il bambino socializzi con i suoi coetanei è importante. Socializzare con altri bambini aiuta il soggetto a comprendere il mondo anche da altre prospettive, vedendolo con occhi diversi.

Quando esploriamo l’ambiente da soli lo facciamo dal nostro unico punto di vista. Ma se ci sono altri individui, possiamo osservare il loro approccio e confrontarci sia con il dialogo che solo con l’osservazione.

Il bambino esplora il mondo attraverso il gioco!

Il gioco è uno strumento utile a relazionarsi con il mondo. Attraverso il divertimento, la curiosità e l’entusiasmo, il bimbo viene stimolato a memorizzare, apprendere e concentrarsi. Il gioco migliora tutte le funzioni cognitive del cervello, la socializzazione, l’empatia, l’autonomia e lo sviluppo fisico. Giocando quindi si scatenano molte emozioni positive che migliorano la salute e l’intelletto del soggetto.

Come sviluppare e migliorare il funzionamento del cervello infantile?

La famiglia e l’ambiente in cui si sviluppa il bambino deve essere pieno di stimoli e di rinforzi positivi. L’affetto e la protezione stimolano fiducia e sicurezza nel bambino. È importante parlare sin da sempre con il soggetto per stimolarlo al linguaggio. Il cervello infantile, grazie al suo enorme potenziale di assorbimento e plasticità, è capace di adattarsi alle situazioni. Ma è importante, per esso, capire cosa sta facendo e perché. Instaurare dei dialoghi con i bimbi li aiuta a sviluppare una propensione all’ascolto e all’attenzione. La comprensione delle cose è importante per stimolare il pensiero ed il ragionamento, quindi bisogna cercare di avere pazienza e spiegare il motivo di ogni gesto.

Siamo noi adulti che insegniamo ai piccoli i valori e la morale delle cose. Loro non sanno cosa è giusto o sbagliato ma possono impararlo o capirlo da soli in base al contesto in cui crescono.

I bambini sono più intelligenti di quanto possiamo immaginare!

Il cervello infantile è attento ad analizzare ogni cosa per comprenderla e siamo noi adulti che spieghiamo come mettere insieme le informazioni analizzate.

Il dialogo serve ad instaurare un rapporto di fiducia tra genitore e figlio. Se questo rapporto verrebbe mantenuto fino all’età di 25 anni del figlio, migliorerebbe di certo le sue prestazioni neurologiche e sociologiche. Peccato che in famiglia la calma, la comprensione e il dialogo pacifico, soprattutto se ci sono generazioni parecchio distanti tra i familiari, spesso vengono a mancare. Questo perché la parte emotiva influisce troppo nei dialoghi. Perciò imparare a gestire le emozioni sarebbe un buon inizio per migliorare la conversazione in famiglia. ( Gli articoli sull’intelligenza emotiva o sulla mindfulness possono essere di aiuto in questo ).

Più si cresce e più si sviluppa la coscienza. I pensieri diventano sempre più complessi e con essi gli impegni e le responsabilità. A maggior ragione, se un bambino cresce in un ambiente sano, imparerà sin da subito a dialogare pacificamente e a riflettere sulle proprie azioni, a comprende i valori e la giusta morale delle cose. Crescendo avrà maggiori mezzi per gestire se stesso e gli altri. Ma ancor più importante è che sviluppi una propria coscienza ed un personale pensiero critico. Questo sempre se i genitori sono bravi comunicatori e lasciano loro libero arbitrio nelle scelte, intervenendo solo in caso di vera necessità.

Conclusioni

Come sempre “Tra il dire ed il fare, c’è di mezzo il mare” !

Tutto molto interessante ma all’atto pratico davvero difficile. Spesso diamo per scontate tante conoscenze che ci convinciamo di metterle già in pratica, senza nemmeno osservarci mentre le facciamo. Per molti, capire come funziona il cervello infantile è nuovo, per altri sono concetti sentiti e risentiti.

Ma il punto di questo articolo qual’è?

Dipende…

può essere semplice curiosità! Oppure provocare lo stimolo a sviluppare un proprio pensiero critico a riguardo! O ancora meglio, stimolare una curiosità a migliorare se sessi e di conseguenza la vita di chi amiamo!

Cosa possiamo fare a riguardo?… niente! Oppure:

Fermarci a riflettere sul nostro carattere ed il nostro atteggiamento. Riflettere sul tipo di educazione che ci è stata fornita e comprendere come ha influito sulla nostra vita fino ad oggi. Dopodiché cercare di lavorare sui punti che vogliamo migliorare di noi stessi e lavorarci sopra. Approfondire l’argomento con delle letture o altre ricerche, ascoltando anche altri pareri. Poi applicarci migliorando la nostra influenza sull’educazione e lo sviluppo dei nostri figli.

… a voi la scelta!

Quanto sapevate di questo argomento? Avete altre conoscenze a riguardo? Lasciatelo pure nei commenti e se avete fonti valide di libri o altri articoli condivideteli pure.

Grazie,

Chiara Del Gatto.

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