come diventiamo ciò che siamo
RICERCHE PERSONALI

Come diventiamo ciò che siamo?

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Secondo lo psicologo russo Lev S. Vygotskij, le abilità necessarie per ragionare, capire e ricordare, provengono dalle esperienze infantili vissute con genitori, insegnanti e coetanei. I bambini acquisiscono saggezza, conoscenza tecnica e i valori delle precedenti generazioni, dall’interazione con chi si prende cura di loro. Attraverso l’interazione sociale tutti questi “strumenti” vengono esplorati e messi in pratica. Il nostro modo di pensare e vedere il mondo è dato dalla percezione (attraverso i 5 sensi) di tutto il contesto familiare e sociale in cui cresciamo. Perciò diventiamo ciò che siamo da quello che viviamo e come lo interpretiamo.

Per questo motivo Vigotskij era convinto che l’insegnamento dovesse basarsi sullo stimolo della concentrazione, dell’attenzione e della capacità di apprendimento. In questo modo si formerebbe nel bambino la giusta competenza. Anche la pedagogista Maria Montessori, con la sua prima scuola Montessori incoraggia l’indipendenza e la creatività dei bambini, rispettando i 4 stadi dello sviluppo di Jean Piaget.

Come diventiamo ciò che siamo sin dalla nascita

Intorno agli anni 50, lo psicologo e medico John Bowlby, considerò il primo attaccamento (madre-figlio) da un punto di vista prettamente evolutivo. Egli sostenne che poiché i neonati sono totalmente impotenti, sono geneticamente programmati per formare un attaccamento con le madri e garantirsi la sopravvivenza. Anche le madri sono geneticamente programmate a stare attaccate ai figli, perché avvertono il bisogno di tenerseli vicini. Ogni attacco esterno che minaccia questo loro legame, attiva dei meccanismi di difesa come attaccamenti istintivi, insicurezza e paura. Se questo legame si dovesse spezzare nei primi due anni di vita del piccolo, questo soffrirà gravi conseguenze in seguito.

Perciò da come dice Bowlby, diventiamo ciò che siamo già dai nostri primi mesi di vita, in base a quanto il legame con la figura materna sia forte e poco compromesso. Secondo alcuni suoi studi infatti, la deprivazione materna in casi estremi, pare potesse produrre la psicopatia affettiva. Ovvero una condizione clinica in cui le persone sono incapaci di interessarsi davvero degli altri e quindi non stringono rapporti interpersonali significativi. Chi soffre di psicopatia affettiva mostra una maggior delinquenza o comportamento antisociale senza alcun segno di rimorso, dal momento che si è incapaci di provare sensi di colpa.

Nonostante le molte critiche che ha provocato, quella di Bowlby rimane tuttora la descrizione più esauriente e influente dell’attaccamento umano. Perciò anche gli studi successivi dimostrano come gli schemi di attaccamento infantili, influenzano i legami di attaccamento futuri tra coniugi o partner. Diventiamo quindi ciò che siamo, in parte a come si sviluppa il nostro attaccamento infantile. Non dipende però tutto dalla nostra infanzia, ma anche dallo sviluppo successivo.

Come diventiamo ciò che siamo attraverso lo sviluppo

Secondo la teoria dell’apprendimento sociale dello psicologo Albert Bandura , ciò che apprendiamo si consegue ripassando mentalmente, poi imitando le azioni osservate altrui, che fungono da modelli di un comportamento appropriato o accettabile. Perciò diventiamo ciò che siamo osservando e imitando come gli altri intorno a noi agiscono. Bandura riteneva che si dovessero presentare quattro condizioni che favorissero il modellamento del carattere della persona. Attenzione, ritenzione, riproduzione e motivazione alimentano nella persona il modellamento comportamentale. Perciò, se il soggetto presta attenzione al comportamento altrui, ricorda quello che ha osservato, è in grado di riprodurlo ed ha un valido motivo per riprodurlo (ricompensa verbale, emotiva o altro), si crea il modellamento.

Crescendo perciò saremo sempre circondati da persone che parlano e agiscono in modi diversi. Osservando, ascoltando e facendo proprio l’ambiente circostante in cui cresciamo e di cui siamo parte, svilupperemo il nostro comportamento e la nostra moralità.

Come diventiamo ciò che siamo grazie alla moralità

Secondo lo psicologo Lawrence Kohlberg, la moralità si sviluppa in sei stadi durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, in cui il pensiero sviluppa un ragionamento morale.

LIVELLO PRE CONVENZIONALE:

(Infanzia)

1° STADIO_ OBBEDIENZA E PUNIZIONE_ Nei primi nove anni di vita. Si riconosce cosa è giusto e sbagliato in base alla presenza o meno di una punizione.

2° STADIO_ INDIVIDUALISMO E SCAMBIO_ Si riconosce cosa è giusto e sbagliato in base alla presenza o meno di una ricompensa. Il bisogno altrui è importante ma solo se reciproco (io lo faccio a te se tu lo fai a me)

LIVELLO CONVENZIONALE:

(Adolescenza e prima metà adulta)

3° STADIO_ BRAVO RAGAZZO, CARA RAGAZZA_ Si inizia a considerare l’intenzione e non la conseguenza del gesto. Il comportamento è giusto quando è di aiuto o è gradito e si viene considerati buoni.

4° STADIO_ LA LEGGE E L’ORDINE _ Rispettare le autorità ed obbedire alle leggi equivale ad essere buoni perchè si protegge e sostiene la società.

LIVELLO POST CONVENZIONALE:

(Dalla seconda metà adulta)

5° STADIO_ CONTRATTO SOCIALE E DIRITTI INDIVIDUALI_ Si rispetta ancora l’autorità, ma si comprende che la vita umana è più sacra del semplice rispetto delle regole.

6° STADIO_ I PRINCIPI ETICI UNIVERSALI_ La coscienza diventa il giudice ultimo. Ci si impegna a voler garantire rispetto e pari diritti, ricorrendo persino alla disobbedienza civile pur di rispettare la giustizia.

Quindi secondo Lawrence, sin da bambini sviluppiamo un codice morale attraverso l’interazione con gli altri e la consapevolezza del rispetto, dell’amore e dell’empatia.

Conclusioni

Bene a questo punto, prendendo in considerazioni tutti questi studi come possiamo rispondere alla domanda: come diventiamo ciò che siamo? A quanto pare, ci sono molti fattori che influiscono. Prima di tutto le nostre risorse fisiche e psicologiche (quindi il nostro stato di salute) grazie alle quali osserviamo e conosciamo il mondo esterno. Quindi la percezione del mondo avviene attraverso i nostri 5 sensi, attraverso i quali sentiamo, osserviamo, ascoltiamo e tocchiamo quello che ci circonda. Tutte le informazioni percepite vengono memorizzate e utilizzate quando necessario.

Sin da piccoli, quando ancora non abbiamo una coscienza sviluppata ed il nostro pensiero non è quindi troppo elaborato, ci limitiamo a modellare i comportamenti altrui che osserviamo. Crescendo, il pensiero diventa sempre più elaborato, le informazioni aumentano, come aumentano le persone da osservare e la nostra coscienza si sviluppa di conseguenza. Questo inciderà sulle nostre scelte e sul nostro comportamento che cambierà e si modellerà in base a cosa riteniamo giusto o sbagliato.

Finché siamo piccoli diventiamo ciò che siamo attraverso l’imitazione dei nostri modelli comportamentali, perchè non sappiamo cosa è giusto o sbagliato per noi e per gli altri. Da grandi, diventando sempre più autonomi abbiamo la possibilità di capire da soli cosa è meglio per noi e per gli altri. Più i modelli comportamentali della nostra infanzia sono equilibrati, il nostro stato di salute psico-fisica e l’ambiente in cui ci sviluppiamo sono e rimangono sani nel tempo, più avremo buone capacità di avere un comportamento sano ed etico verso noi stessi e gli altri.

Cosa ne pensate? Avete fonti da allacciare a questo tema per approfondirlo, confermarlo o metterlo in discussione? Lasciate qui sotto il vostro commento.

Grazie,

Chiara Del Gatto.

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Come letture consigliate sta volta ho inserito del materiale utile per il genitore, per l’adulto che vuole migliorarsi a livello professionale e una lettura romanzata per aprire la mente a riflessioni utili a cambiare prospettiva ed acquistare consapevolezza (uno spunto per migliorarsi).

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