cara Timidezza
LETTERE APERTE

Cara TIMIDEZZA sei proprio scomoda

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Cara Timidezza, ma è possibile che a distanza di anni ancora vieni ad importunarmi con la tua presenza?

Ogni volta che deve presentarsi una situazione in cui so che potresti arrivare, dico a me stessa “No… non verrà, ma ti pare, non verrà! Ormai so gestire certe situazioni.” E invece puntualmente eccoti lì, pronta a bloccarmi, a farmi dire cose che non vorrei dire o fare gesti che non vorrei fare.

Rendi tutto più imbarazzante, anche le cose più semplici.

Ma quello che più mi stupisce è che mentre vivo la tua presenza, rimango convinta che posso ancora farcela, posso sbloccarmi, posso togliere le corde con le quali mi hai legato per immobilizzarmi… ma non è così. Fino all’ultimo spero e mi convinco che riesca a gestirti, che sappia stare senza di te, che qualsiasi corda tu usi per legarmi, io sarò capace di slegarla… ma non è così.

Cara, scomoda Timidezza sei instancabile e nonostante diminuiscano le situazioni in cui ti presenti, comunque ti presenti. Infatti io non vorrei solo diminuire le tue visite e vederti meno, ma vorrei proprio non vederti più! Vorrei allontanarti, dirti addio. Io non ti voglio!

Sei ingannevole cara Timidezza. Il tuo nome ispira purezza, delicatezza e dolcezza ma in realtà sei pericolosa, pungente. Mordi e stravolgi le situazioni cambiando i piani che mi ero creata.

Ti immagino come una rosa, Timidezza cara.

Bella, delicata, profumata e pura come i colori e le sfumature dei petali che indossi, ma bisogna saperti prendere. Devi essere analizzata bene prima di essere toccata, perché il tuo corpo è pieno di spine con le quali possiamo ferirci. Sicuramente non sei letale, non si muore per una puntura di spina, ma il Dolore si avverte. Quel Dolore che lascia la spina della rosa è paragonabile all’Imbarazzo che provochi quando ti presenti. Non lasci cicatrici, ma come una spina sei fastidiosa e ti fai sentire, per poi essere dimenticata.

Forse provochi tenerezza o forse no, dipende da chi abbiamo di fronte e dipende anche da come ti presenti. Se sei da sola sei gestibile, magari con una risata che sdrammatizza tutto, vieni fatta scivolare via. Ma se ti presenti con forza, porti con te l’Imbarazzo e l’Insicurezza e le corde diventano massicce e ben strette. Magari più passa il tempo e più riesco a divincolarmi e trovare una soluzione immediata, evitando e raggirando i bisbigli soffocanti dell’Insicurezza. Ma questo non vuol dire riuscire a nascondere la tua presenza, mia cara Timidezza, perciò anche se riuscissi a liberarmi di te, l’Imbarazzo metterebbe comunque la sua firma lasciando il ricordo della vostra presenza. Questo scatenerebbe il Rimorso di non essere riuscita anche stavolta a non aprirti la porta in tempo per farti uscire.

Per questo insisto, la mia intenzione non è solo quella di fare in modo che tu riduca le tue visite, ma eliminarti proprio, perché non vedo utilità nella tua presenza ma solo perdita. Sbaglio forse? Sapresti per caso dirmi in cosa saresti utile?… infatti… a niente!

Cara scomoda Timidezza ti ringrazio della tua presenza, ma lo faccio solo per educazione!

Sei ostile e per questo non dovrei ringraziarti. Riguardo a cosa dovrei dirti Grazie? Grazie per le figuracce? Grazie per farmi sembrare ingenua o indifesa di fronte a chi si approfitterebbe della mia persona vedendomi con te? Oppure per farmi sentire debole ogni volta che non riesco a sfuggire alle tue corde? Per tutti questi motivi e forse per molto altro ancora (chissà magari qualcosa mi sfugge) non dovrei ringraziarti, ma anzi mandarti via con un calcio, come fossi un pallone.

Purtroppo tu esisti e sei parte di me!

Fai parte di tutto il bagaglio emotivo intrecciato nella mia testa che non posso districare e buttare via. Sei un elemento evolutivo del quale non ci si può liberare. Posso solo convivere con te, accettarti e imparare a gestirti il più possibile, buttandomi con Coraggio nelle situazioni dove la tua presenza è spesso presumibile.

Continuo a sperare con forza, cara Timidezza che a furia di buttarmi ad occhi chiusi in queste situazioni, sempre con la stessa convinzione che ti saprò gestire, vincerò e ti abbatterò. Mi slegherò agilmente dalle tue corde prima ancora che tu possa influire sul mio comportamento.

Te lo prometto. Ce la metterò tutta pur di vincerti! 

Mi sento già meglio, non c’è più il Rimorso in questa stanza. Ora posso riderci sopra con un po’ di sano autoironismo!

Alla prossima cara Timidezza, sperando che sia breve la tua visita e talmente poco incisiva da non lasciare spazio all’Insicurezza, all’Imbarazzo, o al Rimorso.

La Tua Chiara.

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